Vino italiano in Sudafrica: terreno fertile per il mercato dell’importazione

Importare vino italiano in Sudafrica (SA) a prima vista può sembrare scoraggiante: stiamo parlando infatti di un Paese che già di per sé è produttore prolifico di vini da uve autoctone e internazionali. Per fare breccia in questo mercato sono necessari importanti accorgimenti, certamente impegno, ma anche creatività e pianificazione strategica. Per capire quali tipologie e stili di vino potrebbero essere competitivi a livello commerciale e quali sono le categorie di consumatori su cui puntare, occorre prima di tutto analizzare il mercato interno.

Il mercato interno sudafricano

Il quadro del mercato interno del vino in SA è fortemente dinamico. Negli ultimi anni la quantità di vino prodotto è aumentata esponenzialmente, accompagnandosi a un generale miglioramento nella qualità. Il SA inoltre è competitivo nell’industria dell’export, settore molto solido del wine business nazionale.

La superficie vitata totale consta di circa 235.000 acri o 95.000 ettari – secondo Forbes, equivalente al 40% del vigneto californiano. La viticoltura sudafricana è generalmente influenzata dai trend internazionali e si basa molto sulla domanda di esportazione. Le statistiche mostrano come i vitigni a bacca bianca costituiscano il 55,2% del vigneto totale, il più popolare dei quali è rappresentato da Chenin Blanc (18,6%). Fra le varietà a bacca rossa spicca il Cabernet Sauvignon (11%); al secondo posto troviamo lo Shiraz (10,3%), seguito dal Merlot (5,8%). L’autoctono Pinotage (incrocio tra Pinot Noir e Cinsault) è coltivato sul 7,4% della superficie totale.

In termini di produzione vinicola su scala globale, il SA si colloca al decimo posto nel mondo rappresentando il 3,4% di vino prodotto in volume complessivo.

Cosa dire dunque ai produttori italiani che intendono importare il proprio vino in SA? Come è strutturato il business dei vini internazionali nel mercato sudafricano? Quali sono le preferenze dei consumatori?

Le cose da sapere sull’import in Sudafrica

Secondo un rapporto WESGRO del 2017, l’import italiano in SA è un business dalle ampie prospettive di sviluppo. I numeri lo confermano: l’Italia è il secondo Paese dopo la Francia a colonizzare il mercato sudafricano con il suo vino. Segue il Portogallo al terzo posto. È inoltre importante prendere nota del fatto che Europa e SA godono di un accordo di libero scambio per i prodotti biologici. Il trend del vino biologico è ormai una realtà consolidata in Italia, e può diventare il fattore chiave su cui puntare per aumentare i volumi di esportazione in mercati ricettivi per questo tipo di prodotto.

La produzione vinicola sudafricana è influenzata particolarmente dalle questioni di equilibrio economico e dalla capacità di spesa. Il comportamento dei consumatori è intrinsecamente legato a questi due fattori, ed è cruciale per gli importatori effettuare un’analisi accurata del PIL di riferimento. Nel caso del SA, un leggero rallentamento nella crescita economica ha determinato un visibile calo nell’acquisto dei vini: di conseguenza occorre sviluppare delle strategie mirate per sollevare l’interesse del target di riferimento.

A queste analisi si deve affiancare lo studio approfondito della legislazione. Il SA negli ultimi anni ha adottato misure sempre più restrittive per quanto riguarda marketing e vendita del vino: le limitazioni si concentrano in particolare sulla regolamentazione dell’etichettatura e sulle regole relative alla commercializzazione degli alcolici. Per l’importatore italiano è necessario conoscere e rispettare le norme, nonostante in SA queste rendano sempre più difficile i processi di distribuzione e vendita del vino.

Import italiano in Sudafrica: i trend

Di quali strumenti può avvalersi l’importatore di vino italiano per orientarsi nel mercato sudafricano?

Prima di tutto occorre capire quanta domanda effettivamente c’è per il vino, non solo italiano ma in generale. In questi casi è utile consultare le statistiche sul consumo di alcolici. A livello nazionale, in SA birra e vino superano di gran lunga le altre bevande alcoliche (OMS): la birra (56%) a sua volta è molto più popolare del vino, che rappresenta “solo” il 18%.

I dati demografici dimostrano che gli uomini consumano più birra delle donne: lo scarto corrisponde al 34%, circa  quattro volte in più della controparte femminile, un dato che è rimasto pressoché invariato nel corso degli ultimi 12 anni. In generale, il consumo di alcolici nei maschi è quasi il doppio di quello delle femmine.

Il vino costituisce un caso isolato: la prevalenza del consumo maschile è infatti solo marginalmente superiore a quello femminile. Le donne superano gli uomini nel consumo di vini spumanti e Champagne (rispettivamente 8% e 7%). Questo ultimo dato è particolarmente interessante, in quanto ci dice che è in espansione un mercato per le bollicine italiane, su tutte Prosecco ma anche Metodo Classico come Franciacorta e Trentodoc.

Vino sudafricano da uve italiane

Se il mercato per i vini italiani in SA è ancora in via di sviluppo, i vini locali da uve italiane invece sono una realtà di discreto successo già da qualche tempo. Le varietà italiane costituiscono un piccolissimo segmento (meno dell’1%) del vigneto sudafricano, tuttavia la domanda cresce e i vini che ne risultano sono molto popolari. Le ultime notizie vengono da Città del Capo, in cui 30 cantine hanno almeno un vino da uve italiane nel loro portfolio. Questi dati costituiscono un segnale positivo per gli importatori, che possono contare su una fan-base già piuttosto consolidata.

Il terreno per i vini italiani in Sudafrica sembra dunque fertile. Considerati il trend del biologico, la popolarità delle bollicine e l’interesse crescente per i vini da uve autoctone italiane, c’è spazio di manovra per produttori e importatori italiani. Forse ci vorrà un piccolo sforzo in termini di marketing e una speciale attenzione alla legislazione, ma le prospettive di crescita sono promettenti.

 

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