Cantina di Soave: una chiacchierata con Wolfgang Raifer

 “Settecento33″ di Cantina di Soave è stato premiato come “miglior spumante del 2019″ da 5StarWines – the Book, con un fantastico punteggio di 93/100.

Questa, però, non è stata l’unica bottiglia Cantina di Soave a guadagnarsi un posto sulla nostra guida: per questo abbiamo deciso di fare due chiacchiere con Wolfgang Raifer, vicedirettore generale della Cantina. Uno dei focus, a 5StarWines, è sul networking e la creazione di contatti tra aziende vinicole e altri operatori del settore, oltre al riconoscimento di prodotti di livello. Ecco perché cerchiamo di cogliere ogni occasione per introdurre produttori di vino, direttori di cantine ed altre figure che svolgono un ruolo chiave in queste fantastiche realtà. Crediamo anche che il modo migliore per farlo sia lasciare che siano proprio loro a raccontare la loro storia ed è esattamente quello che farà con il nostro ospite.

 

Wolfgang Raifer, nato nella contea di Appiano, Alto Adige, è vicedirettore della Cantina di Soave. Ha fatto una chiacchierata con Monty Waldin, conduttore di “Italian Wine Podcast”, per raccontarci sia l’origine dell’azienda che i cambiamenti che si stanno verificando nel mondo del vino. La Cantina di Soave è il più grande produttore di “Soave”, e conta un totale di 6000 ettari e più di 2500 viticoltori.

 

“Soave” è una denominazione che risale al periodo dell’Impero Romano, quando questo termine veniva usato per classificare tutto il vino di grande qualità. La storia di questa tipologia di vino è sempre stata ricca di successi – nonostante le sfide nate negli ultimi anni per questo mercato. Raifer sostiene che l’approccio al mercato, per qualsiasi tipo di prodotto, debba essere lento, e finalizzato all’istruzione del consumatore sul prodotto: «un marchio non può essere forte a livello internazionale se non è forte anche in casa».

 

Come già detto, La Cantina di Soave è il più grande produttore di vino Soave, ma grande successo implica anche grandi responsabilità, tra le quali il creare in qualche modo uno standard di qualità. Raifer, rispetto a ciò, sottolinea che l’obiettivo principale per il vino Soave sia quello di mantenere la sua semplicità per ottenere un prodotto facilmente comprensibile ed altrettanto facilmente bevibile. Ciò che lo caratterizza al palato, oltre alla sua freschezza, sono i sapori di agrumi combinati ad un tocco di mandorla, un perfetto connubio che riesce sempre a mantenere una fresca acidità ma non troppo intensa: qualcosa di comprensibile a tutti ma pur sempre di alta qualità.

 

Per quanto riguarda il tema della sostenibilità, Wolfgang specifica: «abbiamo reso la sostenibilità una tra le nostre priorità sia in vigna che cantina: il nostro obbiettivo quotidiano è quello di usare meno energia e risorse per fare ciò che dobbiamo fare nelle cantine ed utilizzare solamente i trattamenti che sono effettivamente necessari nelle vigne».Dal punto di vista di Reifer, il rispetto per l’ambiente e la sostenibilità sono aspetti chiave, ma ancora prima di questi viene la necessità di essere realistici nell’introdurre cambiamenti e di farlo al ritmo giusto. L’approccio alla produzione biologica non può essere né forzato né fatto in fretta, soprattutto in una realtà di 6000 ettari, a cui lavorano viticoltori a tempo pieno, ma anche viticoltori più piccoli che riescono a dedicarsi ai vigneti solo nel fine settimana.

Il rispetto per l’ambiente, infatti, non può essere considerato tale senza includere il rispetto e la sostenibilità nei confronti di agricoltori, cultura e società. Molto è stato detto rispetto a questo tema, soprattutto recentemente, all’ultima edizione di wine2wine. Si tratta di cambiamenti che devono avvenire tenendo conto di tutti i fattori adiacenti. Vedere Cantine che hanno davvero a cuore tutte le fasi della produzione, dal principio alla comunicazione, può essere di stimolo per tutti, soprattutto se i cambiamenti sono tangibili. L’impegno per il lavoro viene sempre ripagato, e Cantina di Soave ne è un perfetto esempio.

 

 

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